STEFANO LEPRI
ROMA
No, quel «prima vedere cammello» ai banchieri proprio non è piaciuto. Nella giornata della riconciliazione con il governo, resta ancora materia da contendere con Giulio Tremonti. La battuta del ministro dell’Economia, proveniente da una ben nota storiella, centra una questione importante in un momento di crisi economica: come le banche mettono a bilancio le perdite sui clienti che non sono in grado di pagare i debiti.
Tremonti ha detto ieri, nel discorso alla Giornata del Risparmio, che un migliore trattamento fiscale delle perdite su crediti «non lo esclude» ma solo dopo che avrà visto i risultati delle attuali trattative su uno o più fondi per ricapitalizzare le imprese, in compartecipazione con la Cassa depositi e prestiti. Non lo esclude, precisa, «pur se un adattamento del regime fiscale sarebbe meglio farlo più dal lato delle imprese che dal lato delle banche».
Queste parole ai banchieri, altro che cammello, hanno ricordato un altro animale da storielle: l’asino che avanza per afferrare la carota, ma non ci riesce mai perché il suo conducente la sposta sempre più in là. All’assemblea dell’Associazione bancaria, in luglio, Tremonti aveva promesso di prendere in esame un migliore trattamento fiscale delle perdite su crediti se le banche avessero concesso la moratoria ai clienti in difficoltà.
Ora la moratoria dei crediti c’è, sia in versione per le imprese sia, da poco, anche in versione per le famiglie; ma l’asticella del premio sembra allontanarsi oltre un nuovo traguardo. Che i patti fossero quelli lo testimonia il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi; e spiega pure che alla fine sarebbero le imprese a giovarsi dello sgravio, perché le banche potrebbero aumentare il volume dei crediti.
«La nostra normativa fiscale - ha detto ieri Draghi - pone limiti stringenti alla deducibilità dall’imponibile delle svalutazioni su crediti, più che negli altri grandi paesi europei»; e in prospettiva, le nuove regole sul capitale delle banche renderanno più pesante il divario. Perciò il governatore si è augurato che «in relazione all’andamento della moratoria sul debito bancario», il governo agisca.
È tanto più significativo, l’appoggio di Draghi, perché capita in un discorso che per altri versi con le banche non è stato tenero. Secondo le previsioni dell’Associazione bancaria, ha detto ieri il presidente Corrado Faissola, le perdite su crediti, «pari a 5,5 miliardi a fine 2007 e a 9,9 miliardi nel 2008 raggiungeranno i 18 miliardi annui nel medio periodo».
Comunque, il negoziato che Tremonti sollecita va avanti. Il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti ieri lo ha confermato: nella crisi «uno strumento utile potrebbero essere appositi fondi di sviluppo, che vedano la collaborazione tra pubblico e privato, tra banche ed associazioni settoriali di imprese, eventualmente con il coinvolgimento della Cassa depositi e prestiti». Da un lato dovrebbero sostenere le imprese in difficoltà, dall’altro favorire «le aggregazioni fra imprese piccole o medie».
Fonte:lastampa.it
