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Unicredit avvia il piano «banca unica»

di Paolo Stefanato

Sarà un processo lungo e probabilmente complesso quello che dovrebbe essere avviato ufficialmente oggi dal comitato strategico di Unicredit, di cui fanno parte sia il presidente Dieter Rampl sia l’ad Alessandro Profumo. In prospettiva c’è una nuova configurazione del gruppo con l’incorporazione delle banche controllate, la semplificazione dell’organizzazione e la trasformazione della holding in «banca unica». In gioco c’è il futuro delle cinque controllate, Banco di Sicilia, Unicredit Banca di Roma, Unicredit Banca, Unicredit private banking e Unicredit corporate banking: ora sono società autonome, con propri organi deliberanti; domani saranno i rami di tre sole divisioni - corporate, private, retail - che avranno, nelle intenzioni, un rapporto ancora più forte con i territori e i 10 milioni di clienti, ma faranno capo a strutture centrali semplificate e specializzate. Spariranno (con delicatezza) i consigli di amministrazione, resteranno i marchi, e il rapporto con la politica locale assumerà un maggior distacco. Già si aprono le prime ipotesi: in Sicilia si parla della cessione dello 0,5% delle azioni che la Regione siciliana ha in carico nella holding Unicredit in cambio del 76% dell’Irfis (Istituto di mediocredito siciliano).
Il disegno complessivo trae fondamento dall’esperienza della fusione con Capitalia, avvenuta un paio di anni fa. E ha, come ossatura, la semplificazione di prodotti, servizi e sistemi informatici. Il rapporto con la clientela dovrebbe trarre benefici dal percorso decisionale più snello. Chi conosce l’organizzazione di Unicredit dall’interno ammette che è diventata «troppo articolata»: i modelli organizzativi vanno periodicamente reintepretati perché cambiano le condizioni esterne con cui questi sono in relazione. E la crisi economica ha complicato un po’ le cose.
Non si tratta di un progetto a breve: l’iter verso la banca unica dovrebbe concludersi il 1º novembre del 2010 (un anno esatto, dunque), in coincidenza con la scadenza dei patti parasociali che Unicredit ha ereditato quando acquisì Capitalia e il Banco di Sicilia. Dopo le valutazioni da parte del comitato strategico, il progetto sarà sottoposto al consiglio della holding, quindi all’assemblea dei soci e naturalmente ai cda delle cinque banche. L’assemblea dovrà essere straordinaria, ma quella già convocata per il 16 novembre (oggetto: l’aumento di capitale da 4 miliardi), è del tutto prematura a decidere anche su questo tema. La fusione consentirà anche una riduzione dei costi per la cancellazione di presidenti e consiglieri di amministrazione delle cinque banche.
Il piano preoccupa i sindacati. «L’operazione - sostengono Camillo Bongiovì e Gabriele Urzi della Fiba Cisl - può generare migliaia di esuberi, almeno 5mila a seguito della unificazione delle banche retail e 2mila per la fusione di Corporate e Private nella banca unica».

Fonte:ilgiornale.it

In Midas parlano i fatti

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